mercoledì 10 giugno 2009
non è un paese per multietnici
Quattro amiche, due italiane e due filippine. Parlano dei fatti loro, forse sono a servizio in qualche casa.
Una donna con la pelle veramente scura, qualche filo d'argento fra i capelli. Ha lineamenti da aborigena australiana, ma quando si volta a salutare l' amica il suo accento è più milanese del mio (ah, quella terribile "e" aperta di "forchètta" per cui appena fuori Milano vengo messa in croce).
Una donna orientale con capelli a spazzola, una piccola borsa rossa appesa all'esile spalla, occhialoni tondi.
La sosia di Macy Gray, con un'incredibile afro, seduta di fronte a me.
Un'imponente signora di nero vestita, con ENORMI occhiali neri, capelli ROSSI e l'aria di disprezzarci tutti.
Di fronte a lei, un signore abbronzato e ondulato le regge il gomito con una mano, con l'altra impugna un copione sottolineato e lo brandisce sopra le nostre sciapide teste.
domenica 10 maggio 2009
occhi
Entra nel mio campo visivo e, man mano, lo metto a fuoco. Lo vedo.
E' di spalle, con una giacchetta che gli cade sulla schiena curva. Una valigetta di cuoio tira verso il basso il suo braccio ossuto. La testa grigia, i capelli radi.
Il suo viso nel riflesso del vetro.
Stanco. Ha grandi occhi marroni, vivi.
Il mio sguardo vaga altrove, poi un pensiero mi riporta a quel riflesso.
I suoi occhi sono enormi nella faccia, la barba lunga nasconde l'espressione.
E' stanco, è provato: ma non è vecchio. Avrà al massimo 40 anni.
Ho già visto quell'espressione.
E' malato, è provato dalla malattia e va comunque a lavorare.
Cerca di andare a lavorare, di mantenere una quotidianità, di restare vivo.
Lo so.
E' malato, è malato, non è vecchio.
Cerco di staccare gli occhi dal suo riflesso e di rispettare questa sua dignità tremenda. Ma non posso fare a meno di chiedermi con orrore se magari l'ho spintonato, cercando di salire sul treno.
venerdì 20 marzo 2009
pancia
Il terzo giorno succede questo. Io sono sul binario quando vedo il treno sbandare, inchiodare e infine fermarsi con uno sbuffo di vapore dai freni esausti. Le porte si aprono e chiudono senza speranza per qualche minuto.
Segnale acustico. Treno fuori servizio, si prega di scendere.
Dai vagoni si alzano proteste, bestemmie. Ma la voce fuori campo si ripete e così la folla inizia a defluire lentamente dalle porte, ondeggia, sbatte, si spinge confusa, come insetti liberati da un barattolo in estate.
Segnale acustico. Si prega di scendere. Altri treni sono in attesa di entrare in stazione.
Vocianti, rabbiose, con la bava alla bocca si spostano le piccole persone lungo il binario, cercando orecchie e cercando i consensi.
Ma qualcuno si rifiuta. Si rifiuta punto. Da un solo vagone, non è sceso nessuno. Le persone davanti alle porte sbarrano l’uscita a quelle stipate dietro, confuse, ondeggianti. Si sentono discussioni e litigi.
Ma il cocchiere non lo sa: chiude le porte e spegne le luci. Nella chiusura, un ragazzo viene schiacciato dalle porte e masticato dentro al vagone.
Il treno riparte. Dal binario, lo guardiamo, buio, infilarsi nella galleria buia. Dalla sua pancia l’iniziale silenzio di panico diventa un urlo indistinto .
mercoledì 11 marzo 2009
aglio
Mai alzare lo sguardo in metro. Vedresti la cupa disperazione attorno a te.
Già al binario accendi il tuo mp3. Tieni il volume ben alto per proteggerti da questo olezzo di umanità.
Ti tuffi in un libro. Qualcuno ha mangiato aglio. Dicono che i pasti degli immigrati siano a base di spezie, perché così usano loro; ma tu hai letto che era l’odore tipico degli italiani immigrati in America. Forse è l’odore della povertà, ma il fatto è che ti circonda in questo viaggio nefasto. Il tuo pranzo è nella borsina appesa al braccio.
Qual è la differenza fra te e i veneti, i siciliani che scendevano dalla nave?
Che tu parli inglese, per farti meglio capire dai tuoi padroni.
Alzi lo sguardo. Sapevi di non doverlo fare.
Un giorno ucciderai una di quelle persone che si appoggiano al palo interamente, schiena e culo, impedendo agli altri di reggersi.
Un giorno darai un pugno a quelli che, nel vagone sovraffollato, si ostinano a leggerti il giornale addosso; a quelli con l’alito del mattino e a quelli che ti infilano il gomito nella schiena.
Qual è la differenza?
mercoledì 25 febbraio 2009
Se sopravvivi al passaggio di Cadorna, sei pronto per i marine
Il fiume di disperazione si riversa lungo i binari, su per le scale e si lancia nell'incredibile corridoio che collega la linea rossa e la linea verde.
La gente si urta, si supera, si spintona - anche violentemente. La gente, qui sotto, si odia.
Come forme di vita primordiali appena uscite dal marasma del big bang, le persone scendono la scala della metro e quella dell'evoluzione.
Impari presto a comportarti come un macaco nella giungla.
Uno: c'è una selezione naturale. I vecchi, i bambini e i disabili non sono ammessi alla gara. Verrebbero divorati dalla folla ieratica, calpestati e uccisi.
Due: il pesce piccolo si attacca a quello grande. Mettiti dietro a un maschio più grande di te e resta nella sua scia, mentre fende la folla e si fa strada verso il binario che serve anche a te.
Tre: non è una sala da tè. Coppie che si tengono per mano, amiche che chiacchierano senza fretta, zie dirette alla stazione non hanno ragion d'essere, non qui, non a quest'ora. Prendile a spallate con fare sdegnato e passa oltre.
L'importante è timbrare presto, per poter uscire presto e tornare a chiuderti in casa tua, lontano dalla pazza folla, a sognare di fuggire.