Mai alzare lo sguardo in metro. Vedresti la cupa disperazione attorno a te.
Già al binario accendi il tuo mp3. Tieni il volume ben alto per proteggerti da questo olezzo di umanità.
Ti tuffi in un libro. Qualcuno ha mangiato aglio. Dicono che i pasti degli immigrati siano a base di spezie, perché così usano loro; ma tu hai letto che era l’odore tipico degli italiani immigrati in America. Forse è l’odore della povertà, ma il fatto è che ti circonda in questo viaggio nefasto. Il tuo pranzo è nella borsina appesa al braccio.
Qual è la differenza fra te e i veneti, i siciliani che scendevano dalla nave?
Che tu parli inglese, per farti meglio capire dai tuoi padroni.
Alzi lo sguardo. Sapevi di non doverlo fare.
Un giorno ucciderai una di quelle persone che si appoggiano al palo interamente, schiena e culo, impedendo agli altri di reggersi.
Un giorno darai un pugno a quelli che, nel vagone sovraffollato, si ostinano a leggerti il giornale addosso; a quelli con l’alito del mattino e a quelli che ti infilano il gomito nella schiena.
Qual è la differenza?
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