Sale a fatica anche un signore anziano - le porte quasi gli si chiudono contro.
Entra nel mio campo visivo e, man mano, lo metto a fuoco. Lo vedo.
E' di spalle, con una giacchetta che gli cade sulla schiena curva. Una valigetta di cuoio tira verso il basso il suo braccio ossuto. La testa grigia, i capelli radi.
Il suo viso nel riflesso del vetro.
Stanco. Ha grandi occhi marroni, vivi.
Il mio sguardo vaga altrove, poi un pensiero mi riporta a quel riflesso.
I suoi occhi sono enormi nella faccia, la barba lunga nasconde l'espressione.
E' stanco, è provato: ma non è vecchio. Avrà al massimo 40 anni.
Ho già visto quell'espressione.
E' malato, è provato dalla malattia e va comunque a lavorare.
Cerca di andare a lavorare, di mantenere una quotidianità, di restare vivo.
Lo so.
E' malato, è malato, non è vecchio.
Cerco di staccare gli occhi dal suo riflesso e di rispettare questa sua dignità tremenda. Ma non posso fare a meno di chiedermi con orrore se magari l'ho spintonato, cercando di salire sul treno.
domenica 10 maggio 2009
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